Blog: http://sempreinviaggio.ilcannocchiale.it

Da Aden - Yemen

Dalla mia camera del quarto piano del Mercure Hotel, c'e' una splendida vista sul mare del Golfo di Aden. Fumo l'ennesima sigaretta, e mi perdo nei pensieri e nelle fantasie del passato di questa citta', Aden in cui Arabi, Somali, Ebrei e Indiani si incontravano, qui all'incrocio dei vari mari e rotte commerciali di questa parte di mondo cosi importante e che lega l'Asia al Medio Oriente fino ad arrivare all'Europa. La leggenda narra che Caino e Abele siano sepolti qui. forse, chi lo sa. e conmunque sia, Aden appare uno di quesi posti che accoglie gente da vari mondi, senza chiedere tanto perche'. I viaggiatori qua si sentono a casa, un porto in cui si transita, in cui ci si ferma e da cui si parte, se si vuole. L'impero britannico c'e' rimasto per parecchi decenenni, facendone una base non solo commerciale ma anche militare.

Da maggio di quest'anno, ad Aden sono arrivati 100,000 profughi, dalla vicina Abyan, dove gruppi legati all'Islamic Jihad hanno preso il controllo del territorio e stabilito una sorta di Emirato Islamico, imponendo una sorta di regime islamico in cui a guadagnarci sono solo loro, uomini di potere e armati.

I profughi di Abyan sono fuggiti dai violenti combattimenti tra governo e gruppi della Jihad e si sono rifugiati da vicini, parenti, sistemazioni di fortuna. Chi non ha un contatto, si e' rifugiato nelle scuole. 67 scuole di Aden sono state occupate, e ci vivono piu' di 20,000 persone. Ieri ne abbiamo visistate 2, una nella zona di Crater, nel centro della citta' sorta nel bacino di un cratere della catena di vulcani, ormai spenti. I bambini vogliono tornare ad Abyan, a casa loro, ma per ora questo non sara' possibile. vivono in condizioni di estrema precarita'. le famiglie occupano le classi delle scuole (due familglie in ogni classe), e promiscuita', confusione, mancanza di servizi di base regnano. In una scuola 57 famiglie (piu' di 410 persone) condividono 3 bagni, in condizioni pietose.

i bambini non vanno a scuola. nonostante alcune organizzazioni cerchino di fare qualcosa per alleviare il disagio di questi bambini e delle loro famiglie, le prospettive di avere una vita decente e dignitosa e di ritornare alla normalita' per ora sono poche. quello che ho imparato in questi anni e' che la gente colpita da disastri ha una straordinaria capacita' di resistenza e una forte volonta' di reagire e lottare per avere per una vita migliore, per loro e i loro figli. Eppure il ricordo di queste esperienze segna inevitabilmente le loro vite, e il modo in cui queste persone sono aiutate e sostenute in questi momenti e' cruciale per fare rinascere la speranza  e un futuro di pace. se ancora ci crediamo.

Pubblicato il 16/12/2011 alle 10.29 nella rubrica diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web