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la mia casa e' il mondo
diari di viaggio
9 dicembre 2013
On the way to Estancia, Philippines
Said, done.
in 5 days, i made it to the Philippines. from being a simple student in a nursing school somewhere in the centre of Italy, to going back to disasters and emergency resonse.
I am now in Abu Dhabi airport, and people around me keep asking me what is the time.. It seems I look more reliable than what I really am :)
long time I missed from Asia.
remembering 6 years ago, on a flight from Italy to Sri lanka, via Doha, after Christmas holiday, when me and my dearest friend of sri lankan times got lost in time zones, and we missed our flight to Colombo in Doha, cause we were chatting about meaning of life and friendship and we lost the concept of time.. the gulf is dangerous!
but that was the past, now it is another era, back to asia.
my first time with a such a short mission, I hope I will be able to do a good job. worth spending a new year eve so far..




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DIARI
2 giugno 2013
Una Domenica mattina di marzo

avevo scritto questi pensieri qualche mese fa.. 

18 Marzo 2013

E’ stato un risveglio amaro, stamattina.

E’ stato un risveglio con un gusto retroamaro, un risveglio che sa’ di pericolo, di incertezza, di sfiducia nel genere umano. Di ansia per chi ci sta vicino, e attraversa il confine. Di dolore per chi ha perso tutto. Di pena per chi dorme nelle tombe per ripararsi dale bombe. Di compassione per chi vive nel degrado piu assoluto. di tristezza per come stanno andando le cose. di orrore per i massacri quotidiani. Di disillusione per come le cose potevano andare diversamente.

Di senso di colpa, per non potere fare di piu, di impotenza, perche siamo deboli e indifesi di fronte a dimamiche perverse e menti incattivite da guerre passate, presenti, e senza speranza per il futuro.

Un velo dilutto che copre come un manto grigio, tutto quello che mi circonda.

Il soffittodel bagno che gocciola, tick tick le pareti ammuffute della casa, l’albero dilimoni in giardino.  Gli occhi di Alice.Gli occhi di Andrea, che ne ha viste tante, e che cerca di essere sempre dibuon umore.

E’ stato unrisveglio  in una casa nel centro storico di una citta che non conosco, di un paese che mi  spita, ma che fa finta di non sapere che sono qua. Di un mondo che fa finta che questa Guerra non esiste.

Mi sonofumata 15 sigarette e bevuta 10 caffe per calmare l’ansia, che invece aumentava,e le lacrime che non ho trattenuto. E poi ho bevuto un caffe’ con Muhammed, chesi e’ messo il profumo per uscire con me.  Siamo andati in un caffe’ arabo nel centro della citta vecchia, e mi ha messo di buon umore. Hanno messo feyrouz, e mi sono sentita a casa, e il manto di lutto e’ svanito, grazie al calore di ricordi e di una vita che alla fine era mia.


 

poi ho scritto a qualche amico dicendo le seguenti parole:

la cosa importante per me e' riconoscere questa fortuna, se vuoi, e riuscire a mantenere occhi e cuore aperti per riconoscere e non essere indifferenti al dolore degli altri. e cercare di capire cosa si puo fare per aiutare e per non restare isolati nella gabbia d'oro in cui viviamo ma aprirsi al dolore del mondo e rendersi conto che c'e' andata bene, solo per caso.

la notte e' scesa e domani e' un altro giorno. 



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DIARI
19 maggio 2013
Tears and Kebab.. 1st part
Thanks to Borisha, trusted friend from ages, now living, in the middle of somewhere in lebanon, today I remembered I had a blog.
and after Palestine, a new series of adventures started. obviously they worth to be told.

TEARS AND KEBAB, is the title, cause where I live now there is nothing more romantic than a kebab place, on a provincial road in a village in the middle of nowhere in Southern Turkey.
One of those places, that if you pass by, do not really mean anything. a bit rural, a bit industrial, a bit developed and a bit underdeveloped. it is one of these places, that sometimes you ask yourself why they exist. 
though, if you live there for more than 3 months, they start to become the center of the world. and the kebab place is where ALL may happen. Maybe not all, but many things.
the Kebab place is where you can breathe some freedom from an overcrowded office where crazy people sit to fill table to save children.
the kebab place is where you can potentially take some rest from some truly overwhelming humanitarian experience, on the other side of the border. and think of how a country can be fucked up so miserably.
the kebab place is also where people from 4 corners of the world meet and and eat as one family, this is truly amazing.
not lastly, the kebab place is where you sadly say bye to some people with whom for 3 months you spent 66% of your life, and then when they leave, they leave a gap, that according to the ERP law, somebody else coming for another 3 months should fill. But we know that life is not that straightforward. and you can fill an empty glass with another wine, but the bitterness of that moment of emptiness will remain. and you never know if the new wine is going to be better than the old one, for sure it is not going to be the same.
but this is the life we chose, so no complain and let\s look forward. 
even though a tear can drop, over your kebab, in that kebab shop, which will make its taste unique.


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diari di viaggio
16 giugno 2012
what do the youth of East Jerusalem would like to do in their free time

oggi ho passato la mattina con i ragazzini palestinesi di Jerusalem a chiedere e parlare di quello che ci vorrebbe per farli divertire, invece di passare il tempo su internet e a fumarsi le canne. specie il venerdi che di solito si passa tra parenti e famiglia.  

la lista dei desideri e' stata la seguente:

1) gite.. tante gite!

2) danza e dabkhe - danza popolare/tradizionale palestinese

3) piscina

4) calcio e altri sport, ma soprattutto piscina 

5) capoeira.. insomma, visto che non la conoscevano

6) il cinema!!!  i ragazzi di Gerusalemme non vanno al cinema. un peccato pero, perche il cinema aiuta a sognare

7) incontri con altri coetanei per parlare dei problemi che hanno a scuola, in famiglia

8) incontri con maschi e femmine

9) disegnare

10) acoltare la musica

Insomma, i ragazzini di gerusalemme hanno dei desideri e delle richieste tutto sommato normali, e considerando la realta schizofrenica in cui vivono, non e' neanche male.. e' vero anche che quelli che ho potuto incontrare sono in un certo senso dei privilegiati. altri ragazzi, e specie altre ragazze, i genitori neanche le fanno uscire di casa..

e come si fa a coinvolgere questi ragazzini, quelli piu sfigati, quelli che si fanno le canne e a 16 anni pensano gia che la vita fa abbastanza schifo da potersi permettere di fregarsene??? che poi e' sempre il solito dilemma, perche i ragazzini sfigati e quelli non sfigati, alla fine interagiscono poco, e l'integrazione sociale si nebulizza.

questi sono stat i miei pensieri di un caldo sabato di gerusalemme.. ci riaggiorneremo.

 

 

 




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20 febbraio 2012
Gaza without fuel. Who cares?

 

It is more than a week that Gaza does not get the cheap fuel from Egypt.
Political frictions between Hamas and the Egyptian sides, including Egyptian oil smugglers, at the end continue to harm the population, who remain without electricity. Which means  no light, no heater (In Gaza now the temperature is around 8 degrees and it rains), no fuel for cars, no television, no charger for the phones, no internet. Egypt smuggles cheqp fuel for 1 NIS per liter  (around 20 cents of a Euro) while Hamas put taxes for 1.5 NIS, on each liter so people pay it at 2.5 NIS (50 cents). Egypt is not happy that Hamas is gaining so much from the smuggling and it wants to raise the price. Hamas does not accept. The result? the oil pipes under the tunnels are blocked and people stay without fuel.
Fuel from Israel is available, though  at 7 NIS (almost 1 euro and a half) per liter. and people from Gaza cannot afford it.
Gaza under siege, Gaza without electricity. Gaza is dark in these days and those who still hope for a brighter future are fewer, in these days. But Gaza still is alive.  



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12 febbraio 2012
Discovering Jerusalem with Palestinian children

I spent the afternoon of this end of winter day discovering Jerusalem with the children of the Youth Parliament, visiting the Jerusalem Museum, called by the Jewish "the David Museum", which anyhow is a Jerusalem museum, and the title could misleading. as usual.

It was amazing to see them discovering the map, the topography of the Holy City, you really feel this place belong to them and that they are so proud of it.

we often say that children get bored with everything, even the children of Jerusalem.. many of them have I Phone and wear fancy clothes, but still this is not what it counts. what it counts is their attempt to understand the roots the city they live in, the details of a complicated and intrigated history, which is too often manipulated by the power of politics and ideology. and in the end to know, to understand who they are and what they want.

we were at the Museum with a guide, an amazing man and all the childen were  attentively listening to him as he were telling them a tale, where Canaanites, Jewish, Romans, Arabs, Bristish and do not know who more after or before them, were mixed together.

and in the end you find out that the Temple, was a temple for everybody, each one in different ages, and that Jerusalem belonged to everybody and the rest is politics. so as the occupation. it was good to have as transaltors teenagers from Silwan, who really struggle every day to keep their identity and that they manage and I admire them, and I wish really we could do something to  make their lives easier or at least not to feel alone.

It was a beautiful day for me as well, being part of this, me that I belong to everybody and to nobody I felt I am part of something, of Jerusalem, Jerusalem was also mine today, and as long as keep on fighting for waht we feel is also ours, then working so hard makes a lot of sense.

 

 




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DIARI
16 dicembre 2011
Da Aden - Yemen

Dalla mia camera del quarto piano del Mercure Hotel, c'e' una splendida vista sul mare del Golfo di Aden. Fumo l'ennesima sigaretta, e mi perdo nei pensieri e nelle fantasie del passato di questa citta', Aden in cui Arabi, Somali, Ebrei e Indiani si incontravano, qui all'incrocio dei vari mari e rotte commerciali di questa parte di mondo cosi importante e che lega l'Asia al Medio Oriente fino ad arrivare all'Europa. La leggenda narra che Caino e Abele siano sepolti qui. forse, chi lo sa. e conmunque sia, Aden appare uno di quesi posti che accoglie gente da vari mondi, senza chiedere tanto perche'. I viaggiatori qua si sentono a casa, un porto in cui si transita, in cui ci si ferma e da cui si parte, se si vuole. L'impero britannico c'e' rimasto per parecchi decenenni, facendone una base non solo commerciale ma anche militare.

Da maggio di quest'anno, ad Aden sono arrivati 100,000 profughi, dalla vicina Abyan, dove gruppi legati all'Islamic Jihad hanno preso il controllo del territorio e stabilito una sorta di Emirato Islamico, imponendo una sorta di regime islamico in cui a guadagnarci sono solo loro, uomini di potere e armati.

I profughi di Abyan sono fuggiti dai violenti combattimenti tra governo e gruppi della Jihad e si sono rifugiati da vicini, parenti, sistemazioni di fortuna. Chi non ha un contatto, si e' rifugiato nelle scuole. 67 scuole di Aden sono state occupate, e ci vivono piu' di 20,000 persone. Ieri ne abbiamo visistate 2, una nella zona di Crater, nel centro della citta' sorta nel bacino di un cratere della catena di vulcani, ormai spenti. I bambini vogliono tornare ad Abyan, a casa loro, ma per ora questo non sara' possibile. vivono in condizioni di estrema precarita'. le famiglie occupano le classi delle scuole (due familglie in ogni classe), e promiscuita', confusione, mancanza di servizi di base regnano. In una scuola 57 famiglie (piu' di 410 persone) condividono 3 bagni, in condizioni pietose.

i bambini non vanno a scuola. nonostante alcune organizzazioni cerchino di fare qualcosa per alleviare il disagio di questi bambini e delle loro famiglie, le prospettive di avere una vita decente e dignitosa e di ritornare alla normalita' per ora sono poche. quello che ho imparato in questi anni e' che la gente colpita da disastri ha una straordinaria capacita' di resistenza e una forte volonta' di reagire e lottare per avere per una vita migliore, per loro e i loro figli. Eppure il ricordo di queste esperienze segna inevitabilmente le loro vite, e il modo in cui queste persone sono aiutate e sostenute in questi momenti e' cruciale per fare rinascere la speranza  e un futuro di pace. se ancora ci crediamo.




permalink | inviato da sempreinviaggio il 16/12/2011 alle 10:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
28 maggio 2011
Sabato pomeriggio a Gaza

e oggi e' un sabato pomeriggio, a Gaza, qui di fronte al porto, col sole e quell'aria estiva, e i bambini e le famiglie che vanno al mare, e gli ombrelloni sulla spiaggia.. sembra quasi di essere in un posto di villeggiatura. sono aperti nuovi bar sulla spiaggia, si ricomincia a ricostruire qualche palazzo, una delegazione di businessmen e' arrivata dalla Cisgiordania in cerca di nuove opportunita' di affari. Gaza sembra sollevarsi piano piano.

Ieri hanno sparato su tre pescatori, a poche miglia da qua, ma intanto la frontiera con l'Egitto e' aperta (per molti, ma ancora non per tutti) e le speranze per un futuro migliore, un futuro piu normale aumentano. stanno aprendo le porte della prigione, piano piano, e ancora la gente ci deve fare l'abitudine, si fa capolino con la testa, sperando che non sia l'ennesima fregatura della fratellanza araba. i cambiamenti in meglio, qua, sono percepiti con un certo scetticismo.

ma le ferite rimangono, e con loro il sangue che ha bagnato questa striscia di terra, il dolore per aver vissuto l'assassinio di tanti uomini e donne, e poi ultimamente di Vittorio, la deriva estremista dopo una chiusura cosi rigida, i martiri, le fazioni pseudo politiche e pseudo militari.

Gaza e' ancora sotto assedio.  e noi pure.

 




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