Da ormai cinque mesi vivo a Gaza, in questa che viene considerata una prigione a cielo aperto. Tutto il mondo la chiama cosi, questa striscia di terra lunga quaranta chilometri e larga al massimo otto.
Di Gaza si e’ scritto tanto. Non passa giorno in cui stampa e telegiornali non parlino della questione mediorientale, di Israele e Palestina e di Hamas (attore politico terrorista, o legittimo repprsennate del popolo?) e Fatah, e colloqui di pace gia’ falliti o in procinto di fallire. Anche se ora c’e la questione dell’Egitto, Libia, Yemem e Siria che ha distratto l’attenzione dal conflitto israelo-palestinese. Almeno temporaneamente.
Eppure finche’ non ci si arriva, finche’ non ci si vive, Gaza rimane uno di quegli angoli di mondo misteriosi, intriganti, ma anche terrorizzanti, che secondo la percezione di molti forgia terroristi e estremisti, e sui cui Israele e parte del mondo occidentale sfoga le fobie antipalestinesi e anti-islamiche.
In realta’ vivere a Gaza non significa solo vivere nel terrore di un attacco aereo, e vedere la morte e la disperazione tutti I giorni sotto agli occhi. La gente di Gaza e’ talmente abituata a vivere sotto assedio, che ormai ha sviluppato una capacita’ di sopravvivenza e di resilienza straordinarie. E il sorriso, e la gentilezza, e l’ospitalita’ non mancano mai, anche nelle famiglie piu’ deprivate. E camminare per Gaza da straniera, significa essere salutata praticamente da tutti, e’ come sentirsi continuamente dire benvenuta, e fa bene al cuore.
Nella striscia di Gaza vivono piu di un milione e mezzo di persone, e la maggior parte sono bambini (il 44% della popolazione di Gaza ha meno di 14 anni!). Le famiglie di Gaza sono numerose, ogni famiglia ha in media 7 membri, ma oltre a loro, ci sono i membri della famiglia estesa, vale a dire una rete di nonni, zie e zii cugini di primo, secondo e terzo grado… e la maggior parte del tempo I Gazawi lo passano proprio in famiglia, e le settimane, I mesi e le stagioni sono scandite al ritmo dei matrimoni, nascite e funerali.
E con la crescita demografica (nel 1948 prima della Guerra contro Israeli la popolazione di Gaza contava tra le 60,000 e le 80,000 persone, a cui poi si sono aggiunti I 200,000 rifugiati), Gaza e’ ormai diventata un aggregato urbano semore piu insistenibile sotto l’attuale blocco, difficile da gestire e da mantenere.
A Gaza infatti, uno dei passatempi principali e’ sposarsi, ma anche divorziare. Eh si, perche a sposarsi per amore sono ancora molto pochi, e la maggior parte vivono unioni coniugali infelici. E il divorzio, nella tradizione islamica, e’ ammesso, spesso subito dalle donne, la maggior parte delle quali dopo il divorzio non sono piu considerate degne di nuove nozze.
I bambini poi, li si vede ovunque, ma soprattutto per strada. E sono bellissimi. Giocano a piedi nudi, col sole e con la pioggia, nelle strade polverose e tra i palazzo semidistrutti o in costruzione ormai da anni, visto che il blocco imposto da Israele e dall’Egitto dal 2006 impedisce l’entrata di cemento e di ogni altro materiale considerato potenzialmente pericoloso.
Ci sono I bambini dei quartieri popolari, che giocano nelle strade strette e buie, che vanno a scuola, in classi sovraffollate, di 40 o 50 alunni.
Quelli gravemente malati, e che non possono essere curati a Gaza, e che vengono trasferiti in Isarele, passando per il posto di blocco di Erez attraversando mille cancelli, porte, essere stati perquisiti da capo a piedi dai soldati israeliani.
E poi ci sono I bambini che vivono vicino alla cosiddetta buffer zone, vicina al confine militarizzato con Isarele che si svegliano ogni mattina guardando il muro del loro nemico, e sotto la minaccia dei carriarmati e delle mitraglitrici, sempre pronte a sparare su chi si avvicina al confine,
E ci sono anche quelli che lavorano nei tunnel, coinvolti nel contrabbando di tutte quelle cose cose che il blocco imposto da Israele (e appoggiato almeno formalmente dall’Egitto) impedisce di fare entrare a gaza.
E poi quelli che lavorano al mercato, per strada, a raccogliere le macerie di edifici bombardati per farne del nuovo material di costruzione, ci sono quelli che guidano I carretti trainati da stanchi asinelli.
Ci sono I bambini che passeggiano sulle lunghe spiagge di Gaza, con le loro famiglie, quelli che cantano le canzoni popolari della resistenza palestinese, e studiano per avere un futuro migliore.
e i bambini di Gaza continuano a sveglarsi la notte al suono delle bombe, dei razzi e dei droni israeliani, che continuano a martoriare e a terrorizzare questa terra. La settimana scorsa due bambini sono morti sotto gli attacchi. uno di loro aveva due anni, Per alcuni queste azioni e' legittima difesa di Israele, contro i missili fatti a mano lanciati dalle fazioni estremiste verso i territori israeliani. per me resta il fatto che a morire sono loro, i bambini di gaza, e che non posso accettare che questo avvenga, o che sia considerato giustificabile. nessun bambino e' nato per morire ammazzato dalle armi, nessuno.
Ma i bambini di Gaza sono la speranza di Gaza, di questa striscia, la cui speranza e’ continuare ad esistere. ed e’ per loro che io sono li. Perche’ ci sia qualche opportunita’ in piu’ nella loro vita di sorridere e di credere che il futuro puo’ essere pieno di vita, sia al di qua che al di la’ di quel muro che li separa dal mondo.