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il mondo è una casa
20 febbraio 2012
Gaza without fuel. Who cares?

 

It is more than a week that Gaza does not get the cheap fuel from Egypt.
Political frictions between Hamas and the Egyptian sides, including Egyptian oil smugglers, at the end continue to harm the population, who remain without electricity. Which means  no light, no heater (In Gaza now the temperature is around 8 degrees and it rains), no fuel for cars, no television, no charger for the phones, no internet. Egypt smuggles cheqp fuel for 1 NIS per liter  (around 20 cents of a Euro) while Hamas put taxes for 1.5 NIS, on each liter so people pay it at 2.5 NIS (50 cents). Egypt is not happy that Hamas is gaining so much from the smuggling and it wants to raise the price. Hamas does not accept. The result? the oil pipes under the tunnels are blocked and people stay without fuel.
Fuel from Israel is available, though  at 7 NIS (almost 1 euro and a half) per liter. and people from Gaza cannot afford it.
Gaza under siege, Gaza without electricity. Gaza is dark in these days and those who still hope for a brighter future are fewer, in these days. But Gaza still is alive.  



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12 febbraio 2012
Discovering Jerusalem with Palestinian children

I spent the afternoon of this end of winter day discovering Jerusalem with the children of the Youth Parliament, visiting the Jerusalem Museum, called by the Jewish "the David Museum", which anyhow is a Jerusalem museum, and the title could misleading. as usual.

It was amazing to see them discovering the map, the topography of the Holy City, you really feel this place belong to them and that they are so proud of it.

we often say that children get bored with everything, even the children of Jerusalem.. many of them have I Phone and wear fancy clothes, but still this is not what it counts. what it counts is their attempt to understand the roots the city they live in, the details of a complicated and intrigated history, which is too often manipulated by the power of politics and ideology. and in the end to know, to understand who they are and what they want.

we were at the Museum with a guide, an amazing man and all the childen were  attentively listening to him as he were telling them a tale, where Canaanites, Jewish, Romans, Arabs, Bristish and do not know who more after or before them, were mixed together.

and in the end you find out that the Temple, was a temple for everybody, each one in different ages, and that Jerusalem belonged to everybody and the rest is politics. so as the occupation. it was good to have as transaltors teenagers from Silwan, who really struggle every day to keep their identity and that they manage and I admire them, and I wish really we could do something to  make their lives easier or at least not to feel alone.

It was a beautiful day for me as well, being part of this, me that I belong to everybody and to nobody I felt I am part of something, of Jerusalem, Jerusalem was also mine today, and as long as keep on fighting for waht we feel is also ours, then working so hard makes a lot of sense.

 

 




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DIARI
16 dicembre 2011
Da Aden - Yemen

Dalla mia camera del quarto piano del Mercure Hotel, c'e' una splendida vista sul mare del Golfo di Aden. Fumo l'ennesima sigaretta, e mi perdo nei pensieri e nelle fantasie del passato di questa citta', Aden in cui Arabi, Somali, Ebrei e Indiani si incontravano, qui all'incrocio dei vari mari e rotte commerciali di questa parte di mondo cosi importante e che lega l'Asia al Medio Oriente fino ad arrivare all'Europa. La leggenda narra che Caino e Abele siano sepolti qui. forse, chi lo sa. e conmunque sia, Aden appare uno di quesi posti che accoglie gente da vari mondi, senza chiedere tanto perche'. I viaggiatori qua si sentono a casa, un porto in cui si transita, in cui ci si ferma e da cui si parte, se si vuole. L'impero britannico c'e' rimasto per parecchi decenenni, facendone una base non solo commerciale ma anche militare.

Da maggio di quest'anno, ad Aden sono arrivati 100,000 profughi, dalla vicina Abyan, dove gruppi legati all'Islamic Jihad hanno preso il controllo del territorio e stabilito una sorta di Emirato Islamico, imponendo una sorta di regime islamico in cui a guadagnarci sono solo loro, uomini di potere e armati.

I profughi di Abyan sono fuggiti dai violenti combattimenti tra governo e gruppi della Jihad e si sono rifugiati da vicini, parenti, sistemazioni di fortuna. Chi non ha un contatto, si e' rifugiato nelle scuole. 67 scuole di Aden sono state occupate, e ci vivono piu' di 20,000 persone. Ieri ne abbiamo visistate 2, una nella zona di Crater, nel centro della citta' sorta nel bacino di un cratere della catena di vulcani, ormai spenti. I bambini vogliono tornare ad Abyan, a casa loro, ma per ora questo non sara' possibile. vivono in condizioni di estrema precarita'. le famiglie occupano le classi delle scuole (due familglie in ogni classe), e promiscuita', confusione, mancanza di servizi di base regnano. In una scuola 57 famiglie (piu' di 410 persone) condividono 3 bagni, in condizioni pietose.

i bambini non vanno a scuola. nonostante alcune organizzazioni cerchino di fare qualcosa per alleviare il disagio di questi bambini e delle loro famiglie, le prospettive di avere una vita decente e dignitosa e di ritornare alla normalita' per ora sono poche. quello che ho imparato in questi anni e' che la gente colpita da disastri ha una straordinaria capacita' di resistenza e una forte volonta' di reagire e lottare per avere per una vita migliore, per loro e i loro figli. Eppure il ricordo di queste esperienze segna inevitabilmente le loro vite, e il modo in cui queste persone sono aiutate e sostenute in questi momenti e' cruciale per fare rinascere la speranza  e un futuro di pace. se ancora ci crediamo.




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28 maggio 2011
Sabato pomeriggio a Gaza

e oggi e' un sabato pomeriggio, a Gaza, qui di fronte al porto, col sole e quell'aria estiva, e i bambini e le famiglie che vanno al mare, e gli ombrelloni sulla spiaggia.. sembra quasi di essere in un posto di villeggiatura. sono aperti nuovi bar sulla spiaggia, si ricomincia a ricostruire qualche palazzo, una delegazione di businessmen e' arrivata dalla Cisgiordania in cerca di nuove opportunita' di affari. Gaza sembra sollevarsi piano piano.

Ieri hanno sparato su tre pescatori, a poche miglia da qua, ma intanto la frontiera con l'Egitto e' aperta (per molti, ma ancora non per tutti) e le speranze per un futuro migliore, un futuro piu normale aumentano. stanno aprendo le porte della prigione, piano piano, e ancora la gente ci deve fare l'abitudine, si fa capolino con la testa, sperando che non sia l'ennesima fregatura della fratellanza araba. i cambiamenti in meglio, qua, sono percepiti con un certo scetticismo.

ma le ferite rimangono, e con loro il sangue che ha bagnato questa striscia di terra, il dolore per aver vissuto l'assassinio di tanti uomini e donne, e poi ultimamente di Vittorio, la deriva estremista dopo una chiusura cosi rigida, i martiri, le fazioni pseudo politiche e pseudo militari.

Gaza e' ancora sotto assedio.  e noi pure.

 




permalink | inviato da sempreinviaggio il 28/5/2011 alle 13:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
5 aprile 2011
The Palestinian Child Day



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diritti
27 marzo 2011
Ai bambini di Gaza

Da ormai cinque mesi vivo a Gaza, in questa che viene considerata una prigione a cielo aperto. Tutto il mondo la chiama cosi, questa striscia di terra lunga quaranta chilometri e larga al massimo otto.

Di Gaza si e’ scritto tanto. Non passa giorno in cui stampa e telegiornali non parlino della questione mediorientale, di Israele e Palestina e di Hamas (attore politico terrorista, o legittimo repprsennate del popolo?) e Fatah, e colloqui di pace gia’ falliti o in procinto di fallire. Anche se ora c’e la questione dell’Egitto, Libia, Yemem e Siria che ha distratto l’attenzione dal conflitto israelo-palestinese. Almeno temporaneamente.
Eppure finche’ non ci si arriva, finche’ non ci si vive, Gaza rimane uno di quegli angoli di mondo misteriosi, intriganti, ma anche terrorizzanti, che secondo la percezione di molti forgia terroristi e estremisti, e sui cui Israele e parte del mondo occidentale sfoga le fobie antipalestinesi e anti-islamiche.
In realta’ vivere a Gaza non significa solo vivere nel terrore di un attacco aereo, e vedere la morte e la disperazione tutti I giorni sotto agli occhi. La gente di Gaza e’ talmente abituata a vivere sotto assedio, che ormai ha sviluppato una capacita’ di sopravvivenza e di resilienza straordinarie. E il sorriso, e la gentilezza, e l’ospitalita’ non mancano mai, anche nelle famiglie piu’ deprivate. E camminare per Gaza da straniera, significa essere salutata praticamente da tutti, e’ come sentirsi continuamente dire benvenuta, e fa bene al cuore.
Nella striscia di Gaza vivono piu di un milione e mezzo di persone, e la maggior parte sono bambini (il 44% della popolazione di Gaza ha meno di 14 anni!). Le famiglie di Gaza sono numerose, ogni famiglia ha in media 7 membri, ma oltre a loro, ci sono i membri della famiglia estesa, vale a dire una rete di nonni, zie e zii cugini di primo, secondo e terzo grado… e la maggior parte del tempo I Gazawi lo passano proprio in famiglia, e le settimane, I mesi e le stagioni sono scandite al ritmo dei matrimoni, nascite e funerali.
E con la crescita demografica (nel 1948 prima della Guerra contro Israeli la popolazione di Gaza contava tra le 60,000 e le 80,000 persone, a cui poi si sono aggiunti I 200,000 rifugiati), Gaza e’ ormai diventata un aggregato urbano semore piu insistenibile sotto l’attuale blocco, difficile da gestire e da mantenere.
A Gaza infatti, uno dei passatempi principali e’ sposarsi, ma anche divorziare. Eh si, perche a sposarsi per amore sono ancora molto pochi, e la maggior parte vivono unioni coniugali infelici. E il divorzio, nella tradizione islamica, e’ ammesso, spesso subito dalle donne, la maggior parte delle quali dopo il divorzio non sono piu considerate degne di nuove nozze.
I bambini poi, li si vede ovunque, ma soprattutto per strada. E sono bellissimi. Giocano a piedi nudi, col sole e con la pioggia, nelle strade polverose e tra i palazzo semidistrutti o in costruzione ormai da anni, visto che il blocco imposto da Israele e dall’Egitto dal 2006 impedisce l’entrata di cemento e di ogni altro materiale considerato potenzialmente pericoloso.
Ci sono I bambini dei quartieri popolari, che giocano nelle strade strette e buie,  che vanno a scuola, in classi sovraffollate, di 40 o 50 alunni.
Quelli gravemente malati, e che non possono essere curati a Gaza, e che vengono trasferiti in Isarele, passando per il posto di blocco di Erez attraversando mille cancelli, porte, essere stati perquisiti da capo a piedi dai soldati israeliani.
E poi ci sono I bambini che vivono vicino alla cosiddetta buffer zone, vicina al confine militarizzato con Isarele che si svegliano ogni mattina guardando il muro del loro nemico, e sotto la minaccia dei carriarmati e delle mitraglitrici, sempre pronte a sparare su chi si avvicina al confine,
E ci sono anche quelli che lavorano nei tunnel, coinvolti nel contrabbando di tutte quelle cose cose che il blocco imposto da Israele (e appoggiato almeno formalmente dall’Egitto) impedisce di fare entrare a gaza.
E poi quelli che lavorano al mercato, per strada, a raccogliere le macerie di edifici bombardati per farne del nuovo material di costruzione, ci sono quelli che guidano I carretti trainati da stanchi asinelli.
Ci sono I bambini che passeggiano sulle lunghe spiagge di Gaza, con le loro famiglie, quelli che cantano le canzoni popolari della resistenza palestinese, e studiano per avere un futuro migliore.
e i bambini di Gaza continuano a sveglarsi la notte al suono delle bombe, dei razzi e dei droni israeliani, che continuano a martoriare e a terrorizzare questa terra. La settimana scorsa due bambini sono morti sotto gli attacchi. uno di loro aveva due anni,  Per alcuni queste azioni e' legittima difesa di Israele, contro i missili fatti a mano lanciati dalle fazioni estremiste verso i territori israeliani. per me resta il fatto che a morire sono loro, i bambini di gaza, e che non posso accettare che questo avvenga, o che sia considerato giustificabile. nessun bambino e' nato per morire ammazzato dalle armi, nessuno.
Ma i bambini di Gaza sono la speranza di Gaza, di questa striscia, la cui speranza e’ continuare ad esistere. ed e’ per loro che io sono li. Perche’ ci sia qualche opportunita’ in piu’ nella loro vita di sorridere e di credere che il futuro puo’ essere pieno di vita, sia al di qua che al di la’ di quel muro che li separa dal mondo.



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11 marzo 2011
una mattina a Gerusalemme

per l'ennesima volta sono a Gersusalemme, per un'ennesima partenza, e un ennesimo viaggio, tour de force.

il gatto lo abbiamo sbolognato a il compagno di merende, e ora attenzione, concentrazione e mi raccomando, non perdiamoci niente.

pero stamattina, sono uscita da questa casa a Gerusalemme ovest, vicino a Jaffa Gate. fa freddo a Gerusalemme in questi giorni, e si respirava un'aria gelida. mi dirigo verso la stazione dei bus di gerusalemme est, vicino alla porta di Damasco, e intanto mi fumo una sigaretta, nell'aria mattutina e penso.

salgo sul bus per Ramallah, e aspetto per mezz'ora che si riempia, prima che parta, e intanto continuo a pensare.

Penso a quanto la gente alla fine cerca di dare il meglio di se, anche quando non ci riesce, ma ci prova comunque.

Penso a come la vita sia diversa dai sogni. 

penso a come bello incontrare delle persone che ti ispirano un sentimento di fiducia, e pazienza, che anche se a volte non diamo il meglio di noi,  pero non c'e da scoraggiarci, e l'importante e' aiutarsi a vicenda.

penso a questo muro, che separa e distrugge speranze, e che forse pero un giorno verra abbattuto.

mi sono sentita parte di questo continuo e instancabile muoversi e darsi da fare, in questo mondo, ovunque noi siamo. ed e' stata una bella sensazione.

Poi sono arrivata a Ramallah, ho fumato un'altra sigaretta e ho smesso di pensare a tutte queste cose.




permalink | inviato da sempreinviaggio il 11/3/2011 alle 22:8 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
diritti
19 dicembre 2010
I bambini di Gaza ricordano l’anniversario della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia

I bambini hanno il diritto di avere un'istruzione (art. 28 e 29), quello di giocare (art. 31) e quello di esprimere liberamente le proprie idee (art.12). I bambini hanno il diritto ad accedere a cure mediche adeguate (art. 24)  e a vivere in un ambiente sano e protetto. Nessun bambino deve essere privato della sua libertà in maniera illegale o arbitraria (art.37).

In occasione del 21esimo anniversario della Convezione sui Diritti dell’Infanzia, i bambini di Gaza (Territori Occupati Palestinesi), sostenuti da Save the Children (Svezia), in collaborazione con Unicef, hanno voluto ricordare i loro diritti fondamentali con un video. Perche’ al di la del muro che li separa dal resto del mondo, e nonostante blocco imposto sulla striscia di terra in cui sono nati e stanno crescendo, i bambini di Gaza continuano a sognare un mondo in cui tutti i diritti verrano rispettati e a sperare che il loro sogno di liberta’ diventi realta’.

http://www.youtube.com/watch?v=NYuSJLDd8KE




permalink | inviato da sempreinviaggio il 19/12/2010 alle 17:38 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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